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Ottobre 2005

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Le piccole imprese e la responsabilità sociale: un approccio specifico per obiettivi comuni

Giorgio Russomanno – Confartigianato

Alcuni ritengono che la responsabilità sociale di impresa (CSR, corporate social responsibility, è la presa in carico di interessi degli attori esterni all’azienda nelle strategie e nelle azioni imprenditoriali) costituisca un ambito di attività pensato e praticato solo dalle grandi imprese, in particolare dalle multinazionali. E’ certamente vero che le grandi organizzazioni operanti in tutto il mondo devono sostenere responsabilità nei contesti sociali più diversi e sono sottoposte a giudizio da parte di enormi platee di consumatori; è anche vero che esse riescono a mettere a punto progetti sociali ad un livello forse più strutturato e approfondito. E’ tuttavia altrettanto vero che qualsiasi azienda, indipendentemente dalla dimensione, prospera se e in quanto i clienti e le collettività locali riconoscono loro affidabilità, correttezza, qualità. Va anche detto che l’internazionalizzazione e la libera circolazione dei prodotti non costituiscono più campi preclusi alle piccole imprese che, anzi, hanno imparato a superare, con l’aiuto di reti e di istituzioni, le difficoltà economiche e culturali di operare a vasto raggio. Non vanno però disconosciute differenze e specificità, comprendere le quali agevola la valorizzazione dei rispettivi possibili apporti e la presa in carico delle relative criticità.

Vanno viste intanto le caratteristiche precipue delle PMI analizzate ai fini della responsabilità sociale di impresa. Queste caratteristiche sembrano porle in posizione particolarmente avvantaggiata sul piano della CSR proprio perché la collettività costituisce il milieu nel quale esse nascono e vivono: le PMI sono diffuse in tutto il mondo e si disperdono capillarmente nel territorio; sono riconoscibili e raggiungibili facilmente da qualsiasi cliente; gestiscono in modo familiare l’azienda compresi, generalmente, i rapporti di lavoro; rispettano e rispecchiano, nei prodotti e nei processi, la cultura locale; non divorano risorse naturali e distribuiscono meglio, data la ridotta dimensione, i proventi economici delle loro attività. Ciò non di meno esse devono essere aiutate ad aumentare il grado di consapevolezza del ruolo sociale che comunque esercitano introiettando più efficacemente e meno spontaneisticamente i mezzi e gli strumenti tecnico-operativi di CSR formulati in questi anni. Non bastano cioè le pur promettenti potenzialità anche perché spesso ciò non impedisce ad alcune di loro di ignorare obblighi cogenti o imperativi etici causando disagi e problemi umani, sociali ed ambientali nel nome della competitività.

Percorsi di formazione e di accompagnamento ad hoc, incentrati sulla valutazione assistita e il miglioramento di una o più dimensione (ambiente, lavoro, diritti, relazioni umane e istituzionali, ecc.) possono portare alla luce e consolidare pratiche virtuose generate dalla attività quotidiana e dalla sensibilità individuale dell’imprenditore. Sistemi di monitoraggio leggero, da parte di soggetti esterni (forze sindacali, autorità locali, ambientalisti, consumatori, ecc.), codificati ma non burocratici né costosi, possono validare gli sforzi della piccola impresa dimostrando come e quanto gli impegni e le intenzioni, anche su scala limitata, possono diventare realtà.

Uno degli strumenti in grado di agevolare il compito delle piccole imprese ad impegnarsi nella responsabilità sociale è il Global Compact, il patto globale tra imprese e istituzioni internazionali lanciato nel 2000 dal Segretario Generale delle Nazioni Unite. Si tratta di uno strumento universale, flessibile, che mette in luce le realizzazioni pratiche piuttosto che il formalismo delle procedure; necessita di poche “carte” (un rapporto annuale circa i progressi compiuti) e di ancor meno danaro ma reca all’azienda visibilità e prestigio. Proprio la visibilità rappresenta una potente arma di trasparenza e, a suo modo, di controllo, in quanto atti e documenti, progetti ed esperienze, criticità e soluzioni d’impresa vengono portate all’attenzione di tutte le aziende diventando patrimonio di conoscenza. L’emulazione così scatenata può elevare il livello di responsabilità complessivo. Vi è però un altro motivo per adottare i principi del Global Compact: il confronto libero e gratuito nelle piattaforme telematiche messe a disposizione dai siti internet delle Agenzie ONU, focalizzandosi sulle problematiche delle piccole imprese, insegna a questi imprenditori nuove strategie di marketing e diversi modi di concepire le relazioni impresa/società attraverso esempi concreti; spinge loro a condividere problemi comuni e ad adottare approcci originali sviluppati da colleghi: misure specifiche e personalizzate, sorte entro il particolare universo della piccola impresa per affrontare problemi collettivi in un’ottica comune di grande respiro: centrare gli obiettivi del millennio.

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